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Donald Trump parla seduto tra Jensen Huang ed Elon Musk in un incontro ufficiale alla Casa Bianca.

Immagine: The White House / YouTube

Il 29 settembre 2026 Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che impone a dipartimenti e agenzie del governo federale statunitense di usare «Super Intelligence» e «SI» al posto di «Artificial Intelligence» e «AI». Nello stesso giorno, dopo un pranzo alla Casa Bianca con i vertici del settore, il presidente e sei dirigenti hanno firmato un documento separato: il «White House Accord on Super Intelligence», un impegno volontario sulla sicurezza dei sistemi più avanzati.

President Trump Participates in a Meeting and Luncheon on Super IntelligenceIl video si carica da YouTube quando premi play

Cosa stabilisce l’ordine «Inaugurating the Era of Super Intelligence»

Secondo il testo pubblicato dalla Casa Bianca, la nuova terminologia vale per la corrispondenza ufficiale, le comunicazioni pubbliche, i siti web, i rapporti, i documenti di policy e gli altri atti non legislativi dell’esecutivo. L’amministrazione, nella misura massima consentita dalla legge, non riconoscerà più l’uso di «Artificial Intelligence» e «AI» negli ambiti interessati.

La motivazione è che le tecnologie sviluppate negli Stati Uniti sarebbero andate oltre ciò che si immaginava quando nacque il termine «intelligenza artificiale», e che i sistemi di frontiera non si limitano a imitare o automatizzare aspetti dell’intelligenza umana.

  • Non è richiesto di modificare regolamenti, atti presidenziali, contratti, sovvenzioni o altri documenti già emessi.
  • Ai fini dell’ordine, «Super Intelligence» e «SI» indicano le stesse tecnologie che la legge federale (15 U.S.C. 9401(3)) comprende oggi sotto «artificial intelligence».
  • Entro 60 giorni dalla firma, il consigliere del presidente per scienza e tecnologia dovrà proporre un testo di legge che dia una definizione federale di «Super Intelligence», valutando se debba integrare o sostituire quella esistente.
  • L’ordine non crea diritti azionabili in giudizio contro lo Stato e va applicato nei limiti degli stanziamenti disponibili.

Il provvedimento riguarda l’esecutivo federale americano. Nelle fonti non ci sono indicazioni su effetti per l’Unione europea o per l’Italia.

L’accordo firmato dai dirigenti delle aziende

Come riporta CNBC, il documento è distinto dall’ordine: due pagine, sottotitolo «Joint Commitment on Frontier Responsibilities», condivise da Trump su Truth Social. Il testo non contiene alcuna dichiarazione sul cambio di nome, che compare solo nel titolo. Parlando con i giornalisti, Trump aveva invece detto che il nome era stato cambiato ufficialmente «by the biggest, the smartest, the greatest people anywhere in the world».

Le firme, secondo il post su Truth Social citato da CNBC, sono quelle di Trump e di sei dirigenti:

FirmatarioAzienda
Sundar PichaiGoogle
Dario AmodeiAnthropic
Mark ZuckerbergMeta
Greg BrockmanOpenAI (presidente)
Jensen HuangNvidia
Elon MuskTesla e SpaceX per CNBC; fondatore di xAI, ora parte di SpaceX, per l’AP

Sempre secondo l’Associated Press, ripresa da NPR, l’accordo si basa su quattro passi volontari. Tra quelli citati ci sono:

  • «robust internal controls», cioè controlli interni solidi;
  • la collaborazione con un «independent external auditor» che verifichi se i controlli funzionano;
  • un comitato nel consiglio di amministrazione di ogni azienda che valuti le relazioni dei revisori interni ed esterni.

Il testo prevede anche che i firmatari si incontrino regolarmente per definire standard di sicurezza, e afferma che «over time, it may make sense to codify these steps into laws or regulations». L’AP nota che alcune di queste misure le aziende le applicano già in qualche forma o le avevano già promesse.

«Moralmente vincolante»: cosa dicono Trump e i firmatari

Interpellato sul valore giuridico del documento, Trump ha risposto che è «morally binding». Secondo Fox Business, ha aggiunto, parlando dei dirigenti: «They almost viewed it as a separate kind of constitution. When they signed that, it meant a lot». L’AP riferisce che Trump ha parlato di un comitato di circa dieci persone per «watch over the whole enterprise» e ha detto che, dopo aver consultato il settore, avrebbe indicato chi supervisionerà l’intesa.

Il presidente della Camera Mike Johnson ha descritto il testo come una «statement of principles» con impegni volontari a nome del settore. Zuckerberg, su X, lo ha definito un «significant positive step». Amodei, secondo l’AP, ha detto che «the technology has very real risks» e che il meccanismo per affrontarli è ancora in discussione. Sam Altman, in un’intervista alla CNBC, ha detto che OpenAI sta dosando il ritmo dei propri progressi («pacing our progress»).

Le critiche degli esperti

Tra gli accademici raccolti dall’AP, Shri Narayanan, dell’University of Southern California, vede nell’intesa un equilibrio tra libertà di innovare e regolazione. Robin Jia, della stessa università, è scettico sul mettere «so much faith in self-policing». Alex Pascal, del Berkman Klein Center, critica il linguaggio vago e sostiene che servano responsabilità legale e regolazione.

Data center e America.gov

Sul fronte dei data center, che secondo l’AP suscitano opposizione bipartisan nelle comunità locali, Trump ha detto che i dirigenti hanno accettato di sostenere di più le scuole locali o di ridurre i costi energetici. Ha aggiunto che, se l’opposizione continuasse, le aziende potrebbero essere costrette ad andare all’estero.

Nello stesso giorno, sempre secondo l’AP, Trump ha presentato America.gov, un chatbot per orientarsi tra i servizi pubblici. Il segretario di Stato Marco Rubio ha detto che potrebbe presto servire a chiedere online il primo passaporto, senza la visita in un centro oggi necessaria.

Il dominio .si diventa un argomento di vendita

Il nuovo nome ha già un effetto sui domini internet. Il .si è il dominio nazionale della Slovenia e, dopo l’ordine esecutivo, i registrar lo propongono come il dominio della «super intelligence». Hostinger apre la sua pagina con «AI is now called superintelligence. Register your .si domain» e lo vende a 11,99 dollari il primo anno e 16,99 dollari dal rinnovo, ricordando che chiunque può registrarlo, senza requisiti di residenza, e che a differenza del .ai i nomi brevi sono ancora liberi. Dynadot invita a «stake your claim in super intelligence» e chiede 12,13 dollari il primo anno e 13,61 dollari per il rinnovo.

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