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Flatpak su Ubuntu: installare Flathub e gestire le app da terminale

Illustrazione 3D isometrica con persone al computer e scatole collegate da una scia luminosa verde.
Immagine generata con IA

Su Ubuntu il software center non installa le app Flatpak. Dalla 20.04 alla 23.04 Ubuntu distribuisce GNOME Software come Snap, e dalla 23.10 al suo posto c’è l’App Center: nessuno dei due, spiega la pagina di setup di Flathub per Ubuntu, supporta l’installazione di app Flatpak. Per questo la guida si fa tutta da terminale: si installa il pacchetto flatpak, si aggiunge Flathub come remote e poi si cercano, installano, avviano, aggiornano e rimuovono le app, con una parte breve sui permessi. Snap e AppImage qui non si trattano. I comandi sono quelli della documentazione ufficiale di Flathub e di Flatpak, elencata in fondo.

Cosa serve

  • Ubuntu 18.10 (Cosmic Cuttlefish) o una versione successiva: è la soglia indicata da Flathub per installare flatpak dai repository di Ubuntu.
  • Un account che possa usare sudo, perché il pacchetto si installa con apt e alcune operazioni sull’installazione di sistema richiedono i privilegi di root.
  • Una connessione a internet, dato che remote, app e runtime si scaricano da Flathub.
  • L’app Terminale.

Le pagine consultate non dicono quanto spazio su disco serve. La Flatpak Command Reference si riferisce a Flatpak 1.18.4; la versione nei repository di Ubuntu cambia da una release all’altra e le fonti non la riportano. Due funzioni usate più avanti, l’installazione cercando per nome e la cronologia delle modifiche, esistono da Flatpak 1.2.

Installare Flatpak dai repository di Ubuntu

Il pacchetto si prende dai repository della distribuzione, così si aggiorna con il resto del sistema e non c’è una sorgente esterna da tenere d’occhio. Dal Terminale:

sudo apt install flatpak

Dopo la password, apt mostra i pacchetti da installare e chiede conferma. Se termina senza errori, flatpak è disponibile.

Flathub documenta anche un plugin per GNOME Software, il pacchetto gnome-software-plugin-flatpak. Il plugin però si porta dietro una versione deb di GNOME Software: dalla 20.04 alla 23.04 si finisce con due app «Software» installate insieme, dalla 23.10 ne compare una nuova. Qui non si installa.

Aggiungere Flathub come remote e riavviare

Flatpak scarica le app da repository remoti, i remote, e appena installato non ne conosce nessuno. Secondo la guida Using Flatpak la strada più comoda è un file .flatpakrepo, perché contiene sia i dati del repository sia la sua chiave GPG. Nel comando flathub è il nome locale del remote e l’URL punta al file .flatpakrepo. L’opzione --if-not-exists evita l’errore se il remote c’è già.

flatpak remote-add --if-not-exists flathub https://dl.flathub.org/repo/flathub.flatpakrepo

Senza opzioni il comando lavora sull’installazione di sistema, che per Flatpak è quella predefinita. App, runtime e remote di sistema sono disponibili a tutti gli utenti e stanno sotto /var/lib/flatpak/. Quelli per utente li vede soltanto chi li ha installati e stanno in $HOME/.local/share/flatpak/. Quando per modificare l’installazione di sistema serve un’autenticazione, Flatpak usa l’agente polkit del desktop, se ce n’è uno: di solito compare una finestra grafica che chiede la password.

Per lavorare solo sul proprio utente c’è l’opzione --user, che si combina con la maggior parte dei comandi; negli esempi della reference va prima del sottocomando. Per le app di tutti i giorni la documentazione raccomanda di restare sull’installazione di sistema. Quella per utente la indica per test e sviluppo, perché ciò che vi si installa resta invisibile agli altri.

Flathub chiede poi di riavviare il sistema per completare la configurazione. Dopo il riavvio si controllano i remote configurati:

flatpak remotes

Nell’elenco deve comparire una riga con flathub e l’indicazione se il remote è di sistema o per utente.

Cercare un’app su Flathub

Ogni app e ogni runtime ha un identificativo unico in tre parti, per esempio com.company.App. L’ultima parte è il nome, le precedenti indicano lo sviluppatore. Quasi tutti i comandi successivi vogliono questo ID, quindi va trovato per primo:

flatpak search gimp

La ricerca guarda in tutti i remote configurati e per ogni risultato riporta l’ID dell’applicazione e il remote in cui si trova; per GIMP l’ID è org.gimp.GIMP. Può capitare che un’app esista in più rami, per esempio stable e testing, o per più architetture. In quel caso si usa la forma estesa nome/architettura/ramo, come com.company.App/i386/stable, e quando serve è Flatpak stesso a segnalarlo.

Installare, avviare e controllare le app

Per installare un’app si indicano il remote e l’ID:

flatpak install flathub org.gimp.GIMP

Se l’app richiede un runtime che manca, Flatpak lo installa prima dell’app, quindi la prima installazione scarica anche i runtime necessari. Da Flatpak 1.2 basta anche un termine di ricerca: Flatpak chiede di confermare il remote e l’applicazione trovati, poi procede.

flatpak install gimp

Un’app installata si avvia con run seguito dal suo ID:

flatpak run org.gimp.GIMP

Per vedere cosa è installato c’è flatpak list. Senza opzioni elenca app e runtime insieme, con --app soltanto le applicazioni:

flatpak list --app

Un’app si chiude normalmente dalla sua finestra. Se resta bloccata, la si ferma con flatpak kill seguito dall’ID. La reference usa come esempio l’app Todo di GNOME: al posto di org.gnome.Todo va l’ID dell’app bloccata, che si ricava da flatpak list --app.

flatpak kill org.gnome.Todo

Aggiornare app e runtime

Un solo comando porta all’ultima versione tutte le app e tutti i runtime installati:

flatpak update

A update si può passare anche una singola app. L’esempio della reference aggiorna gedit nell’installazione per utente:

flatpak --user update org.gnome.gedit

L’installazione di sistema e quella per utente sono separate, quindi con --user il comando tocca soltanto le app per utente. Al posto di org.gnome.gedit va l’ID dell’app da aggiornare. Per un’app di sistema l’opzione --user si toglie.

Rimuovere le app e fare pulizia

Un’app si disinstalla con uninstall e il suo ID:

flatpak uninstall org.gimp.GIMP

Per cancellare anche i dati dell’app in ~/.var/app la reference prevede l’opzione --delete-data di uninstall, senza però riportarne un esempio scritto. Un’app installata per utente si rimuove con la variante --user, e anche qui la reference usa gedit come esempio:

flatpak --user uninstall org.gnome.gedit

Disinstallare un’app può lasciare runtime ed estensioni inutilizzati, mentre alcune estensioni collegate vengono rimosse automaticamente. Per eliminare le dipendenze inutilizzate rimaste:

flatpak uninstall --unused

Quando l’installazione dà problemi

Per le incongruenze dell’installazione locale Flatpak ha il sottocomando repair. L’installazione usata in questa guida è quella di sistema, e la reference indica che per ripararla servono i privilegi di root: il comando quindi va lanciato anteponendo sudo a flatpak repair.

Per ricostruire cosa è cambiato nel tempo c’è il registro delle operazioni, disponibile da Flatpak 1.2:

flatpak history

Vedere e limitare i permessi con flatpak override

La reference spiega che le app Flatpak sono isolate dal sistema solo «fino a un certo punto». Ogni app dichiara a che cosa accede: socket come wayland, x11 o pulseaudio, dispositivi, parti del filesystem. Nella definizione della reference flatpak override sovrascrive i requisiti dell’applicazione, ed è lo strumento con cui questi accessi si restringono.

La guida Troubleshooting di Flathub riporta esempi dei comandi per consultare i permessi e gli override, distinti tra utente e sistema. Con flatpak info, l’opzione --show-permissions seguita dall’ID mostra i permessi dell’app. In flatpak override l’opzione --show elenca gli override già impostati, --user limita l’operazione all’utente corrente e --reset rimuove gli override: se si indica un ID solo quelli di quell’app, altrimenti quelli globali.

Prima di toccare i permessi conviene, come raccomanda la guida alla risoluzione dei problemi di Flathub, guardare gli override esistenti e salvarne l’elenco. Il motivo è che --reset con un ID non annulla l’ultima modifica: elimina tutti gli override dell’app nell’ambito scelto, utente o sistema, restrizioni precedenti comprese. Per tornare indietro su una sola modifica bisogna ricostruire la configurazione salvata.

L’esempio della reference toglie a gedit l’accesso al socket Wayland. Un’app senza quell’accesso può comportarsi in modo diverso da prima. Gli override di sistema non passano dall’autenticazione grafica: lanciato da un utente normale, il comando senza privilegi fallisce. Per una restrizione valida per tutti gli utenti si antepone sudo a flatpak override --nosocket=wayland seguito dall’ID. Per limitarla al solo utente corrente si aggiunge invece --user subito dopo override, senza sudo. Al posto di org.gnome.gedit va l’ID dell’app da limitare, che si ricava da flatpak list --app.

A parte ci sono i permessi concessi attraverso i portal, che Flatpak tiene in un archivio dinamico separato e gestisce con i comandi permission-*. Il comando seguente azzera tutti i permessi dei portal registrati per GIMP. Le autorizzazioni date fino a quel momento si perdono, quindi l’app potrà doverle chiedere di nuovo. Per un’altra app si cambia l’ID, sempre ricavato da flatpak list --app.

flatpak permission-reset org.gimp.GIMP

Chi preferisce un’interfaccia grafica per i permessi può usare Flatseal, un’app di terze parti che questa guida non tratta.

Tornare indietro: togliere Flathub

Flathub si toglie dall’elenco dei remote con remote-delete e il nome locale scelto quando lo si è aggiunto. Le app installate da Flathub vanno rimosse prima, con i comandi visti sopra. Senza opzioni Flatpak sceglie l’installazione in base a dove trova il remote, quindi l’assenza di --user non garantisce che venga toccato quello di sistema. Se flatpak remotes mostra flathub sia per il sistema sia per l’utente, l’ambito va indicato esplicitamente: --system per il remote di sistema, --user per quello dell’utente, da mettere tra remote-delete e il nome.

flatpak remote-delete flathub

Per eliminare anche Flatpak si rimuove il pacchetto flatpak con apt, come ogni altro pacchetto; le pagine ufficiali consultate non riportano il comando.

Le differenze su Fedora e Debian

Su Debian la sequenza è la stessa di Ubuntu. La pagina di Flathub per Debian dice che il pacchetto è disponibile da Debian 10 (Buster) in poi e va installato come root:

sudo apt install flatpak

Poi si aggiunge Flathub con lo stesso remote-add usato su Ubuntu e si riavvia il sistema.

Su Fedora Workstation, Fedora Silverblue e Fedora Kinoite Flatpak è già installato. La pagina di Flathub per Fedora spiega che basta abilitare Flathub, già presente tra i repository di terze parti, oppure scaricare e installare il file del repository. Se queste strade non funzionano, il remote si aggiunge a mano:

flatpak remote-add --if-not-exists flathub https://dl.flathub.org/repo/flathub.flatpakrepo

Una volta configurato Flathub, i comandi per cercare, installare, aggiornare e rimuovere le app sono gli stessi sulle tre distribuzioni.

Documentazione di riferimento

Pagine ufficiali consultate il 30 ottobre 2026. Le pagine di setup per le singole distribuzioni e la guida alla risoluzione dei problemi sono di Flathub, le altre due del progetto Flatpak.

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