Un «second brain» è un archivio personale di appunti in cui ogni idea rimanda ad altre. Così un pensiero scritto mesi prima torna fuori quando serve. Obsidian si presta a questo lavoro perché tiene le note in una cartella sul tuo computer e permette di collegarle fra loro. Questa guida è per chi parte da zero su Windows, macOS o Linux. Alla fine avrai Obsidian installato, un vault, le prime note collegate, i backlink e il grafo locale per spostarti fra le idee, più un piano di backup tenuto separato dalla sincronizzazione. I comandi e le voci dei menu vengono dalla documentazione ufficiale, elencata in fondo.
Cosa serve
- Un computer con Windows, macOS o Linux. La guida di installazione di Obsidian copre tutti e tre i sistemi, oltre ad Android, iPhone e iPad.
- Un browser per raggiungere la pagina di download ufficiale, obsidian.md/download.
- Su Linux, se scegli il metodo descritto qui: Flatpak installato e un terminale.
- Nessun account. Secondo la pagina della licenza non serve registrarsi per scaricare e usare Obsidian.
- Per il backup: un disco esterno, una chiavetta USB o un NAS.
Prima di iniziare: cos’è Obsidian (e cosa non è)
Obsidian è un’applicazione per prendere appunti. Le note restano sul tuo dispositivo e non finiscono sui server dell’azienda, a meno che tu non usi i servizi aggiuntivi Obsidian Sync o Obsidian Publish. Quello che scrivi resta tuo: l’azienda non rivendica alcun diritto sui contenuti.
Obsidian però non è open source. La panoramica della licenza, aggiornata il 20 febbraio 2025, precisa che testi, immagini e codice dell’app appartengono all’azienda e sono protetti dal diritto d’autore. Il programma è gratuito per qualsiasi uso: personale, commerciale, non profit, scolastico e nella pubblica amministrazione. Le licenze Commercial e Catalyst sono facoltative e servono a sostenere lo sviluppo. Le note sono quindi file in una cartella tua, mentre l’applicazione che le gestisce è proprietaria.
Installare Obsidian su Windows e macOS
Su Windows e macOS si fa tutto dall’interfaccia grafica.
Windows
- Apri il browser e vai alla pagina Download Obsidian.
- Sotto Windows, fai clic su Universal per scaricare il file di installazione.
- Apri il file scaricato e segui le istruzioni a schermo.
- Avvia Obsidian come qualsiasi altra applicazione.
macOS
- Apri la stessa pagina Download Obsidian.
- Sotto macOS, fai clic su Universal.
- Apri il file scaricato.
- Nella finestra che compare, trascina Obsidian nella cartella Applicazioni.
- Avvia Obsidian come le altre app.
L’installazione è riuscita se Obsidian si apre e al primo avvio ti chiede di aggiungere un vault.
Linux: preparare Flatpak aggiungendo il repository Flathub
Su Linux ci sono più strade. Qui usiamo Flatpak, perché la guida di Obsidian lo installa con un solo comando. Prima però Flatpak deve conoscere Flathub, il repository da cui arriva il pacchetto.
Il comando che segue aggiunge una sorgente software al sistema. Legge il file .flatpakrepo ufficiale di Flathub, che contiene i dati del repository e la sua chiave GPG. Se Flathub è già configurato, l’opzione --if-not-exists evita l’errore e il comando non cambia nulla. La sintassi è quella della documentazione di Flatpak.
flatpak remote-add --if-not-exists flathub https://dl.flathub.org/repo/flathub.flatpakrepo
Se il comando termina senza errori, Flathub è pronto. Di default i comandi Flatpak agiscono su tutto il sistema, che è anche l’impostazione consigliata per le app di uso quotidiano.
Linux: installare e avviare Obsidian con Flatpak
Su Flathub l’identificativo di Obsidian è md.obsidian.Obsidian. Per installarlo:
flatpak install flathub md.obsidian.Obsidian
Durante l’installazione leggi quello che il terminale stampa: se Flatpak ti chiede una conferma prima di procedere, rispondi per continuare. Se all’applicazione serve un runtime che non hai ancora, Flatpak lo installa prima dell’app. Poi avvia Obsidian:
flatpak run md.obsidian.Obsidian
Per controllare che l’installazione sia riuscita, elenca le applicazioni Flatpak installate: Obsidian deve comparire nell’elenco.
flatpak list --app
Le alternative: Snap e AppImage
Nella pagina Download, sotto Linux, ci sono anche le voci Snap e AppImage. La guida ufficiale di installazione descrive entrambi i metodi: se ne preferisci uno, segui le istruzioni di quella pagina per il tuo sistema di pacchetti. Questa guida resta su Flatpak, così tutti i comandi che seguono valgono per un unico metodo.
Creare il primo vault
Il vault è una cartella del tuo disco in cui Obsidian conserva le note. Puoi tenere tutto in un solo vault oppure crearne uno per ogni progetto. Per un second brain ti consigliamo di partire da un vault unico: avere tutte le idee nello stesso posto rende più semplice ritrovarle e collegarle.
Al primo avvio Obsidian ti chiede di aggiungere un vault. Per crearne uno vuoto, come spiega la pagina sui vault:
- Accanto a Create new vault, fai clic su Create.
- In Vault name scrivi il nome, per esempio «Archivio».
- Fai clic su Browse e scegli dove creare il vault.
- Conferma con Create.
Se hai già una cartella da usare, fai clic su Open accanto a Open folder as vault, selezionala e conferma con Open. Annota il percorso che hai scelto: è la cartella da copiare nel backup.
Prime note e collegamenti interni con [[ ]]
Un second brain vive dei collegamenti fra le note. La guida ai collegamenti usa un esempio semplice, che puoi rifare con argomenti tuoi:
- Crea una nota chiamata «Tre leggi del moto» e scrivi una frase che spieghi l’argomento, citando Isaac Newton.
- Crea una seconda nota, «Principio di inerzia», e comincia a scrivere: «Il principio di inerzia è una delle».
- Alla fine della frase premi due volte la parentesi quadra aperta, [.
- Digita «tre»: Obsidian ti propone la prima nota.
- Premi Enter. Nel testo compare
[[Tre leggi del moto]].
Per aprire la nota collegata, fai clic sul collegamento tenendo premuto Ctrl, oppure Cmd su macOS.
Puoi collegare anche note che non esistono ancora, per segnarti un argomento da approfondire in seguito. Nella nota «Tre leggi del moto» seleziona «Isaac Newton» e premi due volte [. Il collegamento appare in un colore più tenue, segno che la nota di destinazione non c’è ancora. Per crearla, fai clic sul collegamento con Ctrl o Cmd premuto.
Backlink e grafo locale
Un collegamento porta da una nota a un’altra. Il backlink fa il percorso al contrario e mostra quali note citano quella che hai aperto. Così vedi in che contesto è comparsa un’idea senza dover ricordare dove l’avevi scritta.
- Apri la nota «Isaac Newton».
- Nella barra laterale destra, fai clic sulla scheda Backlinks.
- Sotto Linked mentions, fai clic sulla citazione in «Tre leggi del moto» per tornare a quella nota.
Il grafo locale mostra in forma visiva come la nota è collegata alle altre. Sul computer:
- Nell’angolo in alto a destra della nota, fai clic su More options (l’icona con i tre puntini).
- Scegli Open linked view.
- Scegli Open local graph.
- Fai clic su un nodo per aprire la nota corrispondente.
Su telefono e tablet il percorso è più corto: More options in cima alla nota, poi Open local graph. Quando il vault cresce, la guida ufficiale rimanda alla vista a grafo completa per avere il quadro d’insieme.
Organizzare un piccolo archivio riutilizzabile
Obsidian non impone una struttura. Quelli che seguono sono criteri nostri, non regole del programma, e servono a fare in modo che l’archivio resti utile anche a distanza di mesi:
- Poche cartelle. Ne bastano due o tre, per esempio una per le note di lavoro e una per le fonti. Le relazioni fra le idee le esprimono i collegamenti, non le cartelle.
- Una nota per idea. Una nota breve su un solo concetto si collega più facilmente, e ogni volta che la riusi in un altro contesto compare un nuovo backlink.
- Note indice. Una nota per argomento che contiene solo collegamenti, per esempio «Fisica» con
[[Tre leggi del moto]]e[[Isaac Newton]]. È il punto da cui partire per esplorare l’argomento, anche con il grafo locale. - Titoli chiari. Quando digiti le doppie parentesi quadre, Obsidian ti propone le note che corrispondono a quello che scrivi. Con un titolo descrittivo trovi subito quella giusta.
Backup e sincronizzazione non sono la stessa cosa
Di default Obsidian salva le note in locale. I dati sono tuoi, ma un disco si può guastare e i file si possono corrompere. La pagina ufficiale sul backup distingue due cose diverse:
- Sincronizzazione: mantiene gli stessi file su tutti i dispositivi. Quando modifichi un file su un dispositivo, la modifica arriva su tutti gli altri. Servizi come Obsidian Sync, iCloud, OneDrive e Dropbox servono a questo, ma non sono pensati per il backup.
- Backup: una copia a senso unico salvata in un altro posto. Serve a recuperare i dati dopo una perdita o una corruzione e non è pensata per aggiornamenti in tempo reale o collaborazione.
Secondo noi lo stesso discorso vale per Syncthing, che la pagina di Obsidian non nomina. È uno strumento di sincronizzazione: se cancelli o rovini una nota su un dispositivo, il danno si propaga anche agli altri.
La documentazione sconsiglia di tenere il vault direttamente dentro la cartella del servizio di backup. Il plugin integrato File recovery aiuta, ma ha dei limiti: recupera solo una certa quantità di dati e conserva le informazioni di recupero separatamente su ogni dispositivo. Se usi più dispositivi sincronizzati, scegline uno come dispositivo di backup, di solito quello che usi di più.
Le opzioni per il backup
- Strumenti del sistema operativo: su Windows, OneDrive o un disco esterno; su Mac, Time Machine su un disco esterno; su Linux,
rsyncverso una cartella o un disco a tua scelta. - Disco esterno o SSD: si compra una volta sola, ma si può rompere o perdere.
- NAS: indicato per utenti esperti, perché ha più dischi e meccanismi di recupero aggiuntivi.
- Cloud di backup: un’alternativa o un complemento ai supporti fisici. Presta attenzione agli accessi e alla sicurezza dell’account.
- Plugin della community: Obsidian Git e Local Backup sono citati perché molto usati, anche se il team non li raccomanda ufficialmente.
Se il disco esterno contiene informazioni sensibili, tienilo in un posto sicuro.
Copiare il vault su una chiavetta USB
Attenzione prima di cominciare: se il sistema non riesce a usare la chiavetta, può servire formattarla, e la formattazione cancella tutto ciò che contiene. Prima di farlo, controlla nella gestione dischi del sistema di aver selezionato proprio la chiavetta e non un altro disco: sbagliando, perderesti i dati di quel disco.
- Collega la chiavetta al computer.
- Controlla che il sistema la riconosca e la monti.
- Copia la cartella del vault dalla sua posizione attuale sulla chiavetta.
- Smonta la chiavetta in sicurezza.
- Scollegala.
Aggiornare o disinstallare su Linux con Flatpak
Questo comando aggiorna all’ultima versione tutte le applicazioni e i runtime Flatpak installati, Obsidian compreso:
flatpak update
Per rimuovere Obsidian si usa il comando flatpak uninstall seguito dall’identificativo dell’app, md.obsidian.Obsidian. La documentazione di Flatpak mostra la stessa forma con l’esempio di GIMP, org.gimp.GIMP. In alternativa puoi rimuoverlo dal gestore software grafico della tua distribuzione, se lo usi per le app Flatpak.
Dopo aver rimosso Obsidian puoi eliminare i runtime e le estensioni che nessuna app installata usa più. Questo comando tocca solo i componenti Flatpak inutilizzati: la cartella del vault resta dove l’hai creata, con tutte le tue note.
flatpak uninstall --unused
Se qualcosa va storto
- AppImage su Chromebook: se compare l’errore
error while loading shared libraries: libnss3.so: cannot open shared object file: No such file or directory, manca il pacchettolibnss3-dev, che va installato. - Installazione Flatpak incoerente: nella sezione Troubleshooting della documentazione di Flatpak trovi il comando repair di Flatpak, che serve a correggere le incoerenze dell’installazione locale.
Documentazione di riferimento
Pagine consultate il 2 ottobre 2026:
- Obsidian Help — Download and install Obsidian
- Flatpak documentation — Using Flatpak
- Obsidian Help — Create a vault
- Obsidian Help — Link notes
- Obsidian Help — Back up your Obsidian files
- Obsidian — License overview