Un vecchio PC fisso o un mini PC che non usate più può diventare il primo server del vostro home lab. Proxmox VE si installa direttamente sulla macchina, senza un altro sistema operativo sotto, e si gestisce dal browser di un altro computer. Si comincia dalla chiavetta di installazione, che potete preparare da Windows, da macOS o da Linux. Poi si imposta la rete con un IP statico e si passa al repository gratuito per gli aggiornamenti. Alla fine avrete la prima macchina virtuale avviata. La guida fa riferimento a Proxmox VE 9, basato su Debian 13 «trixie». I comandi sono quelli della documentazione ufficiale, elencata in fondo.
Cosa serve
I requisiti di sistema di Proxmox VE prevedono due livelli. Il primo è un minimo «per la valutazione», da non usare in produzione. Il secondo è una configurazione consigliata. Per un home lab si parte dal minimo:
- un processore x86 a 64 bit (Intel 64 o AMD64), con CPU e scheda madre che supportano Intel VT o AMD-V per la virtualizzazione completa con KVM. In alternativa c’è arm64, supportato ufficialmente sulle piattaforme NVIDIA Grace Hopper e NVIDIA Vera. I single board computer basati solo su device tree, come il Raspberry Pi, non sono supportati;
- almeno 1 GB di RAM, più la memoria che darete alle macchine virtuali. La configurazione consigliata chiede almeno 2 GB per il sistema e per i servizi di Proxmox VE, sempre più la memoria delle VM. Con ZFS serve circa 1 GB in più per ogni TB di spazio usato;
- un disco, che verrà cancellato per intero;
- una scheda di rete;
- una chiavetta USB più grande dell’immagine ISO, che non contenga dati importanti;
- un altro computer con un browser aggiornato: Firefox, Chrome, Edge o Safari.
Preparare il firmware del PC
Entrate nelle impostazioni del firmware (BIOS/UEFI) del PC che farà da server e controllate due cose. Il supporto alla virtualizzazione Intel VT o AMD-V deve essere abilitato. Anche l’avvio da USB deve essere permesso, altrimenti la chiavetta non partirà.
Se il PC è vecchio e non siete sicuri della RAM, nel menu della chiavetta c’è la voce Advanced Options: Test Memory (memtest86+), che controlla se la memoria funziona senza errori. Per usarla bisogna disattivare il Secure Boot nel firmware UEFI.
Scaricare l’immagine ISO
L’installatore si scarica dalla pagina ufficiale https://www.proxmox.com/en/downloads/proxmox-virtual-environment/iso. È un’immagine ISO ibrida: si può masterizzare su CD o DVD oppure copiare così com’è su una chiavetta USB. La guida alla preparazione dei supporti consiglia la chiavetta, perché è più veloce. Non usate UNetbootin: con questa immagine non funziona.
Una volta finito il download, annotate il nome esatto del file che avete scaricato, così come lo vedete nel gestore dei file: vi servirà nei comandi che seguono.
Creare la chiavetta su Linux con dd
Prima di scrivere sulla chiavetta dovete sapere con certezza come la chiama il sistema. Lasciatela scollegata, aprite un terminale e lanciate:
lsblk
Poi collegate la chiavetta e lanciate di nuovo lo stesso comando. Nell’elenco comparirà un dispositivo che prima non c’era: è la chiavetta. Per maggiore sicurezza controllate che la dimensione indicata corrisponda alla sua capacità. In alternativa potete confrontare le ultime righe di dmesg prima e dopo averla collegata.
Attenzione: il comando che segue sovrascrive tutto il dispositivo indicato dopo of=. Se al posto della chiavetta indicate il disco del computer, perdete i dati di quel disco. Anche tutto il contenuto della chiavetta viene cancellato, e la chiavetta non deve essere montata. Va eseguito come root. Prima di lanciarlo fate due sostituzioni:
/dev/XYZ: mettete/dev/seguito dal nome del nuovo dispositivo che avete trovato e verificato conlsblk;./proxmox-ve_*.iso: scrivete per intero il nome della ISO scaricata, senza asterisco, preceduto da./se il file è nella cartella in cui si trova il terminale, oppure dal percorso completo se è altrove. Il comando va scritto così perché, attaccato aif=, l’asterisco di solito non viene sostituito dalla shell con il nome del file eddnon trova l’immagine.
dd bs=1M conv=fdatasync if=./proxmox-ve_*.iso of=/dev/XYZ
Quando il comando termina e il terminale torna a mostrare il prompt, la scrittura è conclusa e potete scollegare la chiavetta.
Creare la chiavetta su macOS
Aprite il Terminale (lo trovate cercando «Terminal» in Spotlight) e spostatevi nella cartella in cui avete scaricato la ISO. Il primo passaggio converte la ISO in formato .dmg con hdiutil.
Prima di lanciare il comando, correggete i nomi dei file. Al posto di proxmox-ve_*.iso scrivete il nome completo della ISO scaricata. Dopo -o c’è proxmox-ve_*.dmg, con l’asterisco: quel file non esiste ancora, quindi la shell non può completarlo e la conversione non parte. Al suo posto scrivete il nome completo del file da creare: è il nome della ISO, con .dmg al posto di .iso.
hdiutil convert proxmox-ve_*.iso -format UDRW -o proxmox-ve_*.dmg
macOS tende ad aggiungere da solo l’estensione .dmg, quindi il file creato potrebbe finire con un doppio .dmg.dmg. Controllate nel Finder o nel Terminale come si chiama davvero, perché quel nome vi servirà più avanti. Poi, con la chiavetta ancora scollegata, guardate l’elenco dei dischi:
diskutil list
Inserite la chiavetta e lanciate di nuovo lo stesso comando. La chiavetta è il disco che compare solo nel secondo elenco, con un nome come /dev/disk seguito da un numero. Smontatela, sostituendo X con quel numero:
diskutil unmountDisk /dev/diskX
Attenzione: la scrittura cancella tutto il disco indicato, e con un numero sbagliato rischiate di distruggere i dati di un disco del Mac. Nel comando qui sotto fate due sostituzioni. Al posto di X mettete lo stesso numero di prima. Dopo if=, al posto di proxmox-ve_*.dmg, scrivete il nome reale del file .dmg creato da hdiutil, compreso l’eventuale secondo .dmg. Usare rdiskX al posto di diskX è una scelta voluta, perché rende la scrittura più veloce.
sudo dd if=proxmox-ve_*.dmg bs=1M of=/dev/rdiskX
Creare la chiavetta su Windows con balenaEtcher o Rufus
Su Windows potete scegliere tra due programmi, ed entrambi cancellano tutto il contenuto della chiavetta selezionata. Prima di confermare, controllate che l’unità scelta sia davvero la chiavetta, per esempio dalla capacità. Se selezionate un altro disco, ne perdete i dati.
- balenaEtcher si scarica da
etcher.ioe non richiede impostazioni particolari. Vi chiede di scegliere la ISO e la chiavetta, poi scrive l’immagine. - Rufus si scarica da
rufus.iee potete installarlo oppure usare la versione portable. È più leggero, ma funziona solo in modalità DD. Selezionate la chiavetta e la ISO di Proxmox VE, poi premete Start. Quando vi chiede se scaricare un’altra versione di GRUB, rispondete No. Nella finestra successiva scegliete la modalità DD.
Installare Proxmox VE: disco, password e IP statico
Attenzione: per impostazione predefinita l’installatore usa l’intero disco e cancella tutti i dati presenti sui dischi selezionati. Inoltre non aggiunge voci di avvio per altri sistemi operativi. Prima di cominciare, copiate altrove tutto quello che vi serve.
Avviate il PC dalla chiavetta. Le voci del menu sono descritte nella pagina sull’installazione:
- Scegliete Install Proxmox VE (Graphical). Se l’interfaccia grafica dà problemi, Install Proxmox VE (Terminal UI) offre la stessa procedura ed è più compatibile con l’hardware molto vecchio o molto nuovo. Potete usare anche solo la tastiera: ALT più la lettera sottolineata preme il pulsante corrispondente.
- Leggete la licenza (EULA) e scegliete il disco di destinazione. Il pulsante Options serve a cambiare il file system: quello predefinito è ext4. ZFS è un’alternativa per chi non ha un controller RAID hardware.
- Controllate paese, fuso orario e layout della tastiera. Di solito vengono rilevati in automatico.
- Scegliete la password di root, che deve avere almeno 8 caratteri. È meglio arrivare almeno a 12, con maiuscole, minuscole, numeri e simboli. Inserite anche un indirizzo email, a cui arriveranno le notifiche sugli aggiornamenti e sugli errori.
- Configurate la rete. Le interfacce attive hanno un cerchio pieno davanti al nome. Inserite un indirizzo IP libero della rete di casa, da riservare al server, e come gateway l’indirizzo del router. Durante l’installazione potete inserire un indirizzo IPv4 oppure uno IPv6, ma non entrambi.
- Ricontrollate il riepilogo e, se c’è da correggere qualcosa, tornate indietro con Previous. Poi premete Install. Quando la copia è finita togliete la chiavetta: dopo pochi secondi il PC si riavvia da solo.
Primo accesso all’interfaccia web
Da un altro computer della stessa rete aprite il browser sull’indirizzo IP scelto, porta 8006, per esempio https://192.168.10.2:8006. Entrate con l’utente root, il realm PAM e la password scelta durante l’installazione. Come prima cosa controllate la configurazione IP, il nome host, il fuso orario e le impostazioni del firewall.
Controllare e modificare la rete
L’installatore crea un bridge chiamato vmbr0, collegato alla prima scheda Ethernet. Il bridge funziona come uno switch virtuale a cui sono collegate sia la scheda fisica sia le VM. È la configurazione predefinita ed è quella adatta a un server in una rete privata che esce su internet attraverso il router. Ogni VM si presenta nella rete di casa come un computer collegato a quello switch. I dettagli sono nella pagina sulla configurazione di rete.
La configurazione si trova in /etc/network/interfaces. Nell’esempio ufficiale, il blocco di vmbr0 contiene righe come queste:
iface vmbr0 inet static: indirizzo fisso;address 192.168.10.2/24: IP del server con la maschera di rete;gateway 192.168.10.1: il router;bridge-ports eno1: la scheda fisica collegata al bridge.
Per le modifiche conviene usare l’interfaccia web, che aiuta a evitare errori. Le modifiche fatte da lì non vanno subito nel file ma in /etc/network/interfaces.new. Diventano effettive quando premete Apply Configuration oppure al riavvio del nodo.
Attenzione: con una configurazione di rete sbagliata il server può diventare irraggiungibile. Se avete modificato a mano /etc/network/interfaces, ricontrollate indirizzo e gateway prima di applicare le modifiche. Per applicarle, come root, lanciate:
ifreload -a
Non usate invece ifup e ifdown: su un bridge possono staccare le VM dalla rete senza poi ricollegarle.
Passare dal repository enterprise al no-subscription
Il repository enterprise è attivo di default, ma per usarlo serve una chiave di abbonamento valida. Senza abbonamento, le correzioni di sicurezza e gli aggiornamenti arrivano dal repository pve-no-subscription. È ufficiale e gratuito, ma secondo la pagina sui repository è pensato per test e uso non in produzione: i suoi pacchetti non sempre vengono testati e validati quanto quelli enterprise.
Proxmox VE 9 usa il formato deb822. Ogni repository è descritto da un blocco di righe chiave-valore, salvato in un file .sources dentro /etc/apt/sources.list.d/. I file si modificano come root, con un editor di testo dalla shell del server. Per attivare o disattivare i repository potete usare anche il pannello Repository del nodo, nell’interfaccia web. Senza abbonamento i passaggi sono quattro:
- Disattivate il repository enterprise di Proxmox VE dal pannello Repository, oppure aggiungete la riga
Enabled: noal blocco in/etc/apt/sources.list.d/pve-enterprise.sources. Così evitate i messaggi di errore che compaiono quando non c’è una chiave di abbonamento. - Disattivate allo stesso modo il repository enterprise di Ceph. È preconfigurato e funziona solo con un abbonamento valido. Si trova nel pannello Repository oppure in
/etc/apt/sources.list.d/ceph.sources. - Create il file
/etc/apt/sources.list.d/proxmox.sourcescon questo contenuto:
Types: deb
URIs: http://download.proxmox.com/debian/pve
Suites: trixie
Components: pve-no-subscription
Signed-By: /usr/share/keyrings/proxmox-archive-keyring.gpg
- Lasciate attivi i repository Debian di base in
debian.sources: servono sempre, anche insieme a quelli di Proxmox VE.
Poi aggiornate l’elenco dei pacchetti:
apt update
Se compaiono ancora errori sui repository enterprise, uno dei due è rimasto attivo: ricontrollate i primi due passaggi. La chiave di firma è già presente, perché il sistema è stato installato dalla ISO ufficiale. Gli aggiornamenti si installano dalla voce Updates del nodo. All’accesso resterà l’avviso sulla mancanza di abbonamento: si chiude e basta. Non usate script di terzi e non modificate i file dell’interfaccia per toglierlo.
Caricare una ISO e creare la prima macchina virtuale
Per prima cosa caricate in uno storage del nodo la ISO del sistema da installare nella VM, per esempio una distribuzione Linux. Poi avviate la procedura guidata Create VM. Proxmox VE propone valori predefiniti sensati, ma alcune scelte vanno fatte con attenzione. Le opzioni sono spiegate nel capitolo sulle macchine virtuali QEMU/KVM:
- Generale: nodo, nome e VM ID, cioè il numero che identifica la VM. Se volete usare i comandi della sezione successiva così come sono scritti, scegliete 300.
- Sistema operativo: scegliete la ISO e il tipo di sistema. Proxmox VE lo usa per regolare alcuni parametri. Per esempio l’orologio: Windows lo vuole in ora locale, i sistemi Unix in UTC.
- Sistema: su host x86 lasciate SeaBIOS: nella maggior parte dei casi conviene passare a OVMF solo se prevedete di usare il passthrough PCIe. Sugli host arm64 OVMF è l’unica opzione, perché SeaBIOS è solo x86. Spuntate QEMU Agent solo se installerete il QEMU Guest Agent.
- Disco: per le VM Linux il controller predefinito è VirtIO SCSI single con IO Thread, la scelta consigliata per le prestazioni. Con Windows, invece, durante l’installazione serve una ISO aggiuntiva con i driver.
- CPU: se non sapete quanto lavorerà la VM, 2 core sono una scelta sicura. Il tipo predefinito,
x86-64-v2-AES, richiede almeno una CPU Intel Westmere o un AMD Opteron di quarta generazione. Con processori più vecchi potete usarekvm64, che funziona praticamente su tutte le CPU x86_64. Con i tipi di CPU virtuali, per le mitigazioni di Meltdown e Spectre vanno impostati a mano i flag pertinenti (vedi la sezione «Meltdown / Spectre related CPU flags» del manuale). Servono una CPU host che li supporti, un microcodice aggiornato e un sistema ospite aggiornato. - Memoria: lasciate sempre almeno 1 GB di RAM all’host e tenete attivo il ballooning.
- Rete: collegate la scheda di rete al bridge
vmbr0. Il modello VirtIO offre le prestazioni migliori, a patto che il sistema ospite abbia il driver.
Alla fine della procedura avviate la VM e aprite la console nel browser. Vedrete partire l’installatore del sistema scelto, come se la ISO fosse un disco inserito in un lettore CD.
Avviare, spegnere ed eliminare la VM dalla shell
Le stesse operazioni si possono fare dalla shell del server, come root, con il comando qm. Gli esempi usano il VM ID 300. Se la vostra VM ha un altro numero, lo trovate accanto al nome nell’albero dell’interfaccia web e lo mettete al posto di 300. Per avviare la VM:
qm start 300
Per chiedere al sistema ospite di spegnersi in modo ordinato e aspettare che la VM si fermi:
qm shutdown 300 && qm wait 300
Se il sistema ospite non risponde, potete fermare la VM in modo forzato. In questo caso il sistema ospite non ha il tempo di chiudersi, e quello che non era stato salvato nella VM si perde.
qm stop 300 -overrule-shutdown 1
Attenzione: il comando seguente elimina la VM 300 in modo definitivo, e con lei i suoi dischi virtuali. Prima di lanciarlo, controllate nell’interfaccia web che il numero 300 corrisponda proprio alla VM da cancellare: se sbagliate numero, perdete un’altra VM.
qm destroy 300 --purge
Se qualcosa va storto
- L’installazione si blocca durante l’avvio: la causa può essere il driver grafico. Nel menu, selezionate Install Proxmox VE (Terminal UI) e premete e. In fondo alla riga che comincia con
linuxaggiungete il parametronomodeset, separato da uno spazio. Poi avviate con Ctrl+X o F10. - L’installazione non va a buon fine: gli errori si leggono sul secondo terminale (CTRL+ALT+F2). Controllate anche che il PC rispetti i requisiti minimi.
- Il sistema installato non si avvia: se il problema è il bootloader, avviate dalla chiavetta e scegliete Advanced Options: Rescue Boot. Questa voce cerca un’installazione esistente e la avvia con il kernel della ISO.
- Il PC non parte dalla chiavetta: controllate che l’avvio da USB sia abilitato nel firmware e che la chiavetta non sia stata creata con UNetbootin.
Documentazione di riferimento
Pagine ufficiali consultate il 12 ottobre 2026, relative a Proxmox VE 9 su base Debian 13 «trixie» (guida di amministrazione versione 9.2.13):
- Proxmox VE Wiki: Prepare Installation Media
- Proxmox VE Wiki: Installation
- Proxmox VE Wiki: System Requirements
- Proxmox VE Wiki: Network Configuration
- Proxmox VE Wiki: Package Repositories
- Proxmox VE Administration Guide: QEMU/KVM Virtual Machines
- Proxmox VE Administration Guide