Omarchy Linux 4.5: come installarlo e usare le scorciatoie di Hyprland
L’installazione standard di Omarchy cancella il disco scelto e lo cifra per intero, quindi il backup va fatto prima di cominciare. Omarchy è una distribuzione di David Heinemeier Hansson, rilasciata con licenza MIT. Si basa su Arch e sul window manager a tiling Hyprland, e il sito ufficiale la presenta come sviluppata «da sviluppatori per sviluppatori». La guida parte dall’ISO della versione 4.5, annunciata il 4 novembre 2026, e arriva a un sistema aggiornato, con l’interfaccia in italiano e le scorciatoie da tastiera essenziali. I comandi sono quelli della documentazione ufficiale, elencata in fondo.
Cosa serve
- La guida vale per Omarchy 4.5.0 su PC x86 e ARM. Su ARM il supporto è preliminare e riguarda NVIDIA DGX Spark e i portatili con N1X. Per i MacBook Apple Silicon M1, M2, M3 e Neo c’è un installer nativo, descritto più avanti, mentre M4 e i modelli successivi non sono ancora supportati.
- Un disco da dedicare a Omarchy, oppure spazio non allocato su un disco con Windows se si vuole il dual boot: in quel caso va prima disattivato BitLocker da Windows, attendendo che la decifratura sia completata. In entrambi i casi serve un backup completo dei dati. Dopo l’installazione in dual boot si esegue
limine-scane si seguono le richieste per aggiungere Windows al menu di Limine; per vederlo, si preme un tasto appena parte. - Una chiavetta USB e un programma per scriverci l’ISO: balenaEtcher su Windows e macOS, caligula su Linux.
- Una tastiera via cavo o con dongle a 2,4 GHz, perché con una tastiera Bluetooth la password di cifratura all’avvio non si riesce a digitare.
- L’accesso alle impostazioni del BIOS, dato che Secure Boot e/o TPM vanno disattivati.
Le fonti non indicano requisiti minimi formali. Il sito scrive che Omarchy «gira su quasi tutto» e porta come esempio un ThinkPad X220 del 2011 con 2 GB di RAM.
Prima di iniziare: cosa cancella l’installazione e cosa cambia con la 4.5
Il disco di destinazione viene cancellato e cifrato con LUKS. Il capitolo Getting Started del manuale raccomanda la cifratura su qualsiasi computer che si possa perdere o farsi rubare. La ragione tecnica sta nell’impianto del sistema: dopo lo sblocco del disco Omarchy fa entrare l’utente senza chiedere altro, così che la cifratura resta l’unica protezione.
Il manuale su learn.omacom.io è quello di Omarchy 3, conservato per le installazioni più vecchie; il manuale della serie 4 sta su omarchy.org e non rientra fra le pagine consultate. Per questo Getting Started dice ancora che per il dual boot servono due dischi oppure l’installazione manuale. La pagina Dual Boot Install dello stesso manuale spiega invece che con Quattro Omarchy si installa in una sola partizione accanto a Windows, sempre cifrata con LUKS, purché sul disco ci sia spazio libero. Lo spazio si ricava da Windows: si cerca disk management nel menu Start, si apre Create and format hard disk partitions, si fa clic destro sulla partizione da ridurre e si sceglie Shrink Volume. La quantità sottratta diventa la dimensione dell’installazione di Omarchy, partizione di avvio compresa.
Delle novità della 4.5 l’annuncio ufficiale ne riporta due che riguardano chi installa. Il nuovo installer F1 decomprime un’immagine root già pronta e aggiunge solo i pacchetti della singola macchina, mentre prima Omarchy installava circa 940 pacchetti uno alla volta, e secondo l’annuncio i tempi si riducono «circa della metà». L’interfaccia, inoltre, è disponibile in 50 lingue.
Scaricare l’ISO di Omarchy 4.5 e controllarne l’integrità
Su omarchy.org, nella sezione Install, ci sono due immagini: Omarchy 4.5.0 (x86) per i PC tradizionali e Omarchy 4.5.0 (ARM) per le macchine ARM supportate. Accanto a ciascuna sono pubblicati il checksum SHA-256 e il file di firma. Dopo il download l’impronta SHA-256 del file va confrontata con quella pubblicata: se non coincide, il file è danneggiato o non è l’originale, e va scaricato di nuovo. Le pagine consultate non indicano un comando per la verifica.
Scrivere la chiavetta e preparare il firmware
Per scrivere l’ISO il manuale indica balenaEtcher su Windows e macOS e caligula su Linux, senza descrivere le voci di menu dei due programmi. Scrivere un’immagine sostituisce tutto il contenuto del dispositivo di destinazione, perciò prima di confermare si staccano le altre unità esterne e si riconosce la chiavetta dal nome e dalla capacità: un errore di scelta cancella un altro disco.
Poi si entra nel BIOS e si disattivano Secure Boot e/o TPM: finché restano attivi, Omarchy non si installa. Infine si avvia dalla chiavetta.
Installare Omarchy dalla chiavetta
L’installer pone alcune domande di configurazione (il sito parla di cinque) e ogni risposta va confermata. Poi si sceglie il disco, ed è qui che si decide che cosa viene cancellato. Con la 4.5 i dischi interni compaiono per primi, la voce Full disk install sta in cima all’elenco e nelle schermate dei dischi si torna indietro con Esc.
Per il dual boot non si sceglie Full disk install, che cancella l’intero disco, Windows compreso. Dopo aver scelto il disco, si seleziona Free space install, che installa nello spazio non allocato e lascia Windows al suo posto. Nel dubbio, si torna indietro con Esc.
Sulla durata le fonti non concordano: il manuale legacy indica fra 2 e 10 minuti, mentre il sito, riferendosi al nuovo installer, dichiara meno di due minuti sulla maggior parte dei computer.
Premendo Ctrl + C alla conferma della formattazione si passa a un’installazione senza cifratura. Il manuale la riserva a casi particolari, come le installazioni remote su macchine già protette o quelle usa e getta senza dati sensibili.
Sui Mac Apple Silicon: l’installer Omarchy M o Homebrew
Sui MacBook M1, M2, M3 e Neo la chiavetta non serve, perché l’installer nativo Omarchy M è un’applicazione per macOS che mette Omarchy accanto al sistema esistente. Si scarica da omarchy.org, dove è pubblicato anche il suo checksum SHA-256. L’installer richiede macOS 15 o successivo e un account amministratore. Riduce il contenitore macOS e aggiunge partizioni, modificando anche la politica di avvio: prima si fa un backup esterno, perché gli snapshot locali di Time Machine non bastano. Il Mac va tenuto aperto e alimentato, e la configurazione si completa in Recovery seguendo l’app. La password scelta al primo avvio va conservata: cifra Omarchy e non esiste una chiave di recupero. M3 e Neo risultano elencati come non testati. In alternativa l’annuncio della 4.5 indica Homebrew, con questo comando nel terminale di macOS:
brew install omacom/mac/omarchy
Secondo l’annuncio il supporto per M4, M5 e M6 è in lavorazione; per ora questi modelli restano esclusi.
Primo avvio e primo aggiornamento
All’avvio si digita la password di cifratura e il sistema entra direttamente nella sessione. Secondo la pagina Updates si aggiorna dal menu Omarchy, voce Update > Omarchy, e nella 4.5 quel menu si apre con Super + Space. Dal terminale vale comunque il comando documentato nella pagina Omarchy CLI:
omarchy update
L’aggiornamento scarica codice e configurazioni recenti di Omarchy, esegue le migrazioni in sospeso e aggiorna i pacchetti dai mirror di Omarchy e, se usato, dall’AUR. Chi viene da Arch sarà tentato da pacman -Syu o yay -Syu, ma il manuale lo sconsiglia, perché così si saltano le migrazioni dei file di configurazione richieste dalle nuove versioni di librerie e strumenti.
Gli aggiornamenti seguono quattro canali, che si cambiano da Update > Channel:
stable: quello delle nuove installazioni; segue le release ufficiali e un mirror Arch tenuto un mese indietro, così che le incompatibilità emergano prima di arrivare agli utenti.edge: segue le build di sviluppo dei pacchetti Omarchy e i pacchetti Arch appena disponibili, solo per chi sa recuperare un sistema con problemi.RC: la validazione finale prima di ogni release maggiore.dev: le ultime modifiche al codice con i pacchetti di edge, per chi lavora su Omarchy e tollera le rotture.
Impostare l’interfaccia in italiano
Nella 4.5 la lingua si sceglie dal menu Omarchy, voce Setup > Language, dove si seleziona l’italiano. Secondo l’annuncio, menu, desktop e notifiche di Omarchy cambiano subito, mentre la localizzazione di sistema si applica dal login successivo. Esiste anche il comando omarchy language, che però vuole come argomento un codice di lingua, e le fonti consultate non indicano quello dell’italiano: per questo qui si usa solo il menu.
Le scorciatoie di Hyprland da sapere subito
La pagina Hotkeys elenca queste combinazioni:
- Super + Space: menu Omarchy, da cui si raggiungono anche aggiornamenti e impostazioni.
- Super + Alt + Space: griglia delle applicazioni.
- Super + Return: terminale; Super + Shift + Return: browser.
- Super + W: chiude la finestra.
- Super + 1/2/3/4: passa a un workspace; Super + Shift + 1/2/3/4: ci sposta la finestra.
- Super + T: alterna la finestra fra affiancata e flottante.
- Super + F: schermo intero.
- Super + Escape: menu di sistema (sospensione, riavvio).
- Super + Ctrl + L: blocca il computer.
- Super + K: mostra tutte le scorciatoie principali.
La pagina appartiene però al manuale di Omarchy 3, e la 4.5 ha cambiato diverse combinazioni. Di Super + Alt + Space l’annuncio scrive che ora apre le Apps dal dock invece del menu Apps, e nella 4.5 il menu Omarchy sta su Super + Space, da cui si raggiungono anche aggiornamenti e impostazioni. Super + L, che il manuale descrive come passaggio fra i layout dwindle e scrolling, ora fa ruotare il workspace fra tiling, scrolling e floating; in un workspace floating ogni finestra ha la barra del titolo, compare un dock e Super + M riduce la finestra nel dock. Super + Q chiude le finestre insieme a Super + W, e i numeri dei workspace si riferiscono al monitor su cui ci si trova. Sono cambiate anche Super + Ctrl + T, Super + Ctrl + W e Super + Ctrl + N, che nella pagina del manuale conservano il significato precedente.
Tornare indietro se un aggiornamento va storto
Secondo la pagina System snapshots del manuale, Omarchy crea uno snapshot a ogni aggiornamento. Se dopo un update qualcosa non funziona, si riavvia e nel menu di Limine si sceglie lo snapshot di prima, riconoscibile da data e versione. L’annuncio della 4.5 aggiunge che il menu resta visibile un solo secondo: per fermarlo si preme ripetutamente un tasto, per esempio la freccia giù, mentre la macchina parte. Una volta dentro compare una notifica che segnala lo snapshot avviabile, e cliccandola parte il ripristino, che riguarda il filesystem radice (/) ed esclude /home. Anche ~/.config e il registro delle migrazioni restano invariati: eventuali incompatibilità delle configurazioni richiedono interventi manuali, e le migrazioni già registrate non vengono rieseguite dal successivo aggiornamento.
Se a essere danneggiati sono i file di configurazione, la pagina Updates indica la reinstallazione: Omarchy torna all’ultima release e al canale stable, i pacchetti tornano alle versioni di quella release e tutti i file di configurazione vengono reimpostati. Le modifiche personali ai valori predefiniti vengono sovrascritte, quindi prima vanno copiate altrove.
omarchy reinstall
Per togliere un pacchetto senza terminale c’è la voce Remove > Package del menu Omarchy, che rimuove il pacchetto, i suoi file di configurazione e le dipendenze.
Se qualcosa va storto
- All’avvio la password di cifratura non si riesce a digitare: con una tastiera Bluetooth in quel momento non funziona, serve una tastiera via cavo o con dongle a 2,4 GHz.
- L’installazione non parte: Secure Boot e/o TPM sono ancora attivi nel BIOS.
- Il sistema non funziona più dopo un aggiornamento: prima lo snapshot precedente, poi
omarchy reinstall. Per chiedere aiuto c’è il canale#omarchy-helpsul Discord della community.
Documentazione di riferimento
Pagine consultate il 6 novembre 2026:
- Omarchy, sito ufficiale
- Annuncio di Omarchy 4.5
- The Omarchy Manual (manuale di Omarchy 3, con le pagine Dual Boot Install e System snapshots)
- The Omarchy Manual: Getting Started
- The Omarchy Manual: Manual installation
- The Omarchy Manual: Updates
- The Omarchy Manual: Omarchy CLI
- The Omarchy Manual: Hotkeys
- Repository Omarchy su GitHub


