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Waydroid: come installarlo su Ubuntu, Debian e Fedora per le app Android

Grafica con il titolo «Waydroid: come installarlo su Ubuntu, Debian e Fedora per le app Android» e il comando sudo waydroid init
Grafica: opengeek

Waydroid fa girare un sistema Android completo in un container e usa i namespace del kernel Linux (user, pid, uts, net, mount, ipc). L’Android del container accede direttamente all’hardware. L’immagine del progetto è una LineageOS minima e personalizzata, basata su Android 13, e il codice è rilasciato con licenza GPL-3.0. La guida è per chi usa Ubuntu, Debian o Fedora e vuole aprire app Android sul desktop, a schermo intero oppure ciascuna in una propria finestra, e spiega come reinizializzare o reinstallare quando l’avvio non va a buon fine. I comandi sono quelli della documentazione ufficiale, elencata in fondo.

Cosa serve

  • Una delle distribuzioni trattate qui: Ubuntu, Debian o una loro derivata, oppure Fedora, comprese le varianti immutabili come Silverblue e Kinoite.
  • Una sessione Wayland attiva, come chiede la documentazione, che per Debian e Ubuntu indica Ubuntu 22.04 o successive.
  • Un utente che possa usare sudo, dato che installazione, inizializzazione e gestione del container passano da comandi eseguiti come amministratore.
  • Solo sulle release più vecchie di Ubuntu e Debian, i pacchetti curl e ca-certificates, che si installano nel primo passaggio.

Scegliere la sessione Wayland all’accesso

Per Debian e Ubuntu le istruzioni di installazione di Waydroid chiedono soltanto una sessione Wayland abilitata. Le fonti ufficiali non riportano un comando per verificare la sessione in uso, perciò il controllo si fa alla schermata di accesso: nel selettore delle sessioni si sceglie la variante Wayland del proprio ambiente desktop.

Ubuntu e Debian: aggiungere il repository di Waydroid, solo dove serve

Il repository di terze parti serve solo su alcune release, quindi il primo passo dipende dalla versione installata:

  • Debian 14 e successive, Ubuntu 26.10 e successive e le distribuzioni basate su di esse: Waydroid è nel repository ufficiale, perciò questa sezione si salta e si passa all’installazione.
  • Debian 13 (Trixie): il pacchetto sta nei backports. Si abilitano i backports modificando il file delle sorgenti di apt, si aggiorna apt e si va all’installazione, senza repository di terze parti.
  • Droidian salta questi passaggi e va direttamente all’installazione. Su Ubuntu Touch Waydroid è già installato e non serve altro.
  • Le altre release di Debian e Ubuntu, quelle più vecchie: va abilitato il repository del progetto Waydroid con i due comandi che seguono.

Prima si installano i prerequisiti:

sudo apt install curl ca-certificates -y

Attenzione, il comando successivo scarica uno script da internet e lo esegue come root. curl preleva lo script da https://repo.waydro.id e lo passa subito a bash con sudo, senza mostrarne il contenuto. Lo script aggiunge il repository di Waydroid alle sorgenti di apt. Il rischio sta nell’indirizzo: se è scritto male o punta a un sito diverso, si esegue con privilegi di amministratore codice sconosciuto, che può modificare o cancellare qualunque file del sistema e dei dati personali. Per questo l’indirizzo va copiato esattamente com’è qui sotto.

curl -s https://repo.waydro.id | sudo bash

Se lo script non riconosce la distribuzione, si aggiunge in coda al comando l’opzione -s seguita dal nome in codice della release. I valori supportati sono mantic, focal, jammy, kinetic, lunar, noble, plucky, questing, bookworm, bullseye, trixie e sid. Le fonti non indicano alternative per le release che non sono in elenco.

Ubuntu e Debian: installare il pacchetto waydroid

Quando il repository è configurato, oppure il pacchetto è già disponibile nella distribuzione, si aggiorna l’indice dei pacchetti, così che apt veda anche le sorgenti appena aggiunte:

sudo apt update

Poi si installa Waydroid:

sudo apt install waydroid -y

Waydroid compare nel menu delle applicazioni. Se lo si avvia da lì la prima volta si arriva all’inizializzazione descritta più avanti.

Fedora: installare Waydroid con dnf o rpm-ostree

Su Fedora Waydroid si installa dal repository ufficiale dei pacchetti, senza aggiungere sorgenti esterne:

sudo dnf install waydroid

Sulle varianti immutabili, come Silverblue e Kinoite, le istruzioni sono le stesse, ma al posto di dnf si usa rpm-ostree:

rpm-ostree install waydroid

Terminata l’installazione, si salva il lavoro e si riavvia il computer: il pacchetto diventa disponibile solo dopo il riavvio. Solo allora si procede con l’inizializzazione.

Inizializzare Waydroid e scegliere l’immagine

L’inizializzazione crea la configurazione specifica di Waydroid e installa le immagini Android. Si può fare dall’interfaccia grafica oppure da terminale.

Dal menu delle applicazioni

Si avvia Waydroid dal menu delle applicazioni. Su Fedora l’inizializzazione si completa incollando due indirizzi nei campi OTA:

  • nel campo System OTA: https://ota.waydro.id/system
  • nel campo Vendor OTA: https://ota.waydro.id/vendor

Da terminale

L’inizializzazione di base si avvia così:

sudo waydroid init

Senza opzioni il comando usa il server OTA ufficiale per i canali system e vendor, la ROM LineageOS e il tipo di sistema VANILLA. Le opzioni della riga di comando spiegano come cambiare queste impostazioni: l’opzione -s di init sceglie il tipo di sistema fra VANILLA, FOSS e GAPPS, e quest’ultimo corrisponde all’immagine con le GApps, cioè con i servizi Google. Le opzioni -c e -v servono invece a indicare canali OTA diversi da quelli predefiniti, mentre le immagini finiscono di default in /var/lib/waydroid/images.

Con o senza GApps

Chi sceglie l’immagine GAPPS deve mettere in conto un passaggio in più. Secondo la FAQ sulla certificazione Google Play, al primo avvio il dispositivo risulta non certificato per Google Play Protect, e per registrarlo sul proprio account Google si seguono le istruzioni a schermo oppure la scorciatoia descritta nella FAQ. Dopo la registrazione si lascia ai servizi Google qualche minuto per recepire la modifica e si riavvia la sessione. Le fonti non dicono quali app funzionino dopo la registrazione, per cui non si può dare per scontato che il Play Store o le app bancarie si comportino come su un telefono.

Avviare container e sessione a mano

Nella parte dedicata alla risoluzione dei problemi la documentazione spiega come avviare Waydroid senza systemctl, procedura che torna utile quando l’avvio dal menu non basta. Prima si avvia il container:

sudo waydroid container start

Poi, in una nuova scheda del terminale, si avvia la sessione senza sudo:

waydroid session start

Si aspetta che nel terminale compaia questa riga:

Android with user 0 is ready

Da quel momento le app Android si possono aprire dal menu delle applicazioni, oppure si passa a una delle due modalità di visualizzazione descritte qui sotto.

Usare Android a schermo intero

Per avere l’intera interfaccia di Android in una finestra si usa:

waydroid show-full-ui

Il comando si può lanciare con Waydroid già in esecuzione, oppure per avviarlo direttamente a schermo intero.

Aprire le app Android in finestre separate

In alternativa ogni app può avere una propria finestra sul desktop. La modalità multi-finestra è una proprietà di Android e va impostata mentre una sessione Waydroid è attiva:

waydroid prop set persist.waydroid.multi_windows true

La proprietà ha effetto solo dopo un riavvio della sessione, che quindi si ferma:

waydroid session stop

Poi si riavvia la sessione dal menu, oppure con waydroid session start, e l’app parte in modalità multi-finestra.

Installare un APK e avviare un’app da terminale

Le app si installano anche da un file APK. Nel comando della pagina sull’installazione delle applicazioni xyz.apk è un segnaposto, da sostituire con il percorso del file APK scaricato:

waydroid app install xyz.apk

L’app installata compare nel menu delle applicazioni del desktop. Per avviarla da terminale serve il nome del pacchetto Android, nella forma com.xxx.yyy, che nel comando qui sotto prende il posto di com.foo.bar. Le app installate si elencano con la sottoazione list di waydroid app.

waydroid app launch com.foo.bar

Gli APK che si trovano in rete spesso supportano soltanto ARM, e in quel caso su x86_64 non funzionano. Per installare le app da un’interfaccia grafica la documentazione suggerisce F-Droid, oppure il Play Store se si è installata un’immagine GAPPS.

Se qualcosa va storto

Reinizializzare le immagini

Il primo tentativo è rifare l’inizializzazione forzandola, dato che l’opzione -f serve proprio per il reset o per usare immagini personalizzate:

sudo waydroid init -f

Reinstallare da zero

Se non basta, la documentazione descrive una reinstallazione completa. La procedura cancella le immagini Android, le app installate con i loro dati e le voci di menu legate a Waydroid: quello che serve conservare (dati delle app, account, file salvati dentro Android) va recuperato prima, finché Android si può ancora aprire.

Si fermano la sessione e poi il container:

waydroid session stop
sudo waydroid container stop

Poi si rimuove il pacchetto. Su Debian e Ubuntu il comando è questo:

sudo apt remove waydroid

Per Fedora la documentazione non riporta un comando di rimozione: il pacchetto waydroid va rimosso con il gestore di pacchetti usato per installarlo. Dopo la rimozione si riavvia il computer e si rientra nella sessione.

Segue la pulizia, irreversibile: il comando qui sotto cancella con rm -rf, come root e senza chiedere conferma, i residui di Waydroid:

  • /var/lib/waydroid, dove stanno di default le immagini Android e i log;
  • /home/.waydroid, ~/waydroid, ~/.share/waydroid e ~/.local/share/waydroid, le cartelle dei dati di Waydroid;
  • in ~/.local/share/applications, ogni file che contiene aydroid nel nome, cioè le voci di menu legate a Waydroid.

Basta un errore di battitura, per esempio uno spazio di troppo dentro un percorso, per cancellare altro: il comando va copiato intero e ricontrollato prima di premere Invio.

sudo rm -rf /var/lib/waydroid /home/.waydroid ~/waydroid ~/.share/waydroid ~/.local/share/applications/*aydroid* ~/.local/share/waydroid

Finita la pulizia, si reinstalla ripartendo dalla sezione della propria distribuzione e si inizializza di nuovo.

Documentazione di riferimento

Pagine consultate il 19 ottobre 2026. Le istruzioni per Debian e Ubuntu valgono anche per le derivate. Per Fedora la documentazione è più sintetica, e per questo alcuni passaggi qui sono descritti a parole.

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