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Agama 25, l’installer di openSUSE ora ha un terminale nel browser

Logo di Agama installer
Logo: openSUSE

Agama 25, l’installer di openSUSE, non ha una funzione di punta, come ammette il progetto nel post di annuncio del 21 ottobre 2026: raccoglie modifiche richieste dagli utenti e lavoro preparatorio per ciò che verrà. È la prima release dopo openSUSE Leap 16.1 e avvia il percorso verso Tumbleweed, Slowroll e Leap 16.2.

Per chi installa openSUSE o prepara installazioni automatiche i cambiamenti concreti sono tre: una shell raggiungibile dal browser, un’uscita ordinata prima che l’installazione cominci e una selezione delle porte di bond e bridge che non si affida più alla digitazione a mano.

Un terminale dentro l’interfaccia web

Secondo il progetto, l’interfaccia web di Agama include ora un vero terminale. Finora, secondo il progetto, per ottenere una shell sul sistema in fase di installazione le strade erano due: passare a un’altra console virtuale (per esempio con Ctrl+Alt+F8), il che presuppone un accesso locale alla macchina, oppure collegarsi via SSH.

Ora basta aprire il terminale dall’interfaccia, senza uscire dal browser.

Schermata principale di configurazione dell'installer web Agama per openSUSE.
Immagine: progetto agama (GitHub)

L’uscita prima che sia troppo tardi

Su richiesta di diversi utenti, Agama offre un’opzione di uscita fin dall’inizio, così da riavviare o spegnere la macchina se si cambia idea.

La scelta è però disponibile solo prima dell’avvio. Annullare mentre Agama sta già applicando modifiche al sistema potrebbe lasciarlo in uno stato imprevedibile e forse non avviabile, perciò, secondo il progetto, l’opzione sparisce non appena l’installazione è in corso.

Bond e bridge: porte da scegliere, non da digitare

Nelle versioni precedenti le porte di un bond o di un bridge andavano scritte a mano in un campo libero, con una sola riga di suggerimento che elencava i nomi dei dispositivi esistenti. Secondo il progetto, un errore di battitura veniva accettato senza avvisi e il campo scalava male oltre una manciata di schede di rete.

In Agama 25 la selezione usa un campo multi-selezione ricercabile: i dispositivi trovati nel sistema compaiono in un elenco che si filtra mentre si scrive. Resta possibile inserire a mano il nome di un dispositivo che nel sistema non è ancora presente.

OpenAPI e schemi JSON con URL stabili

Agama espone la propria API HTTP tramite una specifica OpenAPI e valida configurazione e profili contro schemi JSON. Entrambi sono stati rifiniti e, soprattutto, sono ora pubblicati con URL stabili sul sito della documentazione.

Secondo il progetto, questo serve anche fuori da Agama:

  • altri strumenti possono generare client e validare richieste a partire dalla specifica;
  • chiunque può esplorare l’API senza scavare nel sorgente;
  • aggiungendo in cima a un profilo in stile AutoYaST, o a un file di configurazione, una chiave "$schema" che punta allo schema giusto, molti editor offrono autocompletamento e validazione in linea.

Verso Tumbleweed, lontano da YaST

Il team dichiara di lavorare con i manutentori di Tumbleweed perché Agama diventi l’installer della distribuzione. Una data non c’è ancora, ma, scrive il progetto, ci si sta avvicinando. Tra gli esempi recenti compaiono l’adattamento del supporto alla registrazione e della build dei media a 32 bit, e il supporto riscv64, contribuito da Andreas Schwab.

Agama è nato sopra diversi pacchetti YaST, per riutilizzare logica già esistente. Ora la dipendenza si riduce: nel codice di Agama entrano solo le parti davvero necessarie, invece di interi moduli. Per ora l’operazione riguarda il codice legato ad AutoYaST, e altre aree seguiranno.

Il post cita infine modifiche minori non dettagliate, come più informazioni sui dispositivi di rete e systemd-boot come bootloader predefinito per MicroOS.

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