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Dragon Quest VII: Frammenti di un Mondo Dimenticato, la nostra recensione

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Più di 100 ore di mirabolante avventura ci hanno condotto ad una inevitabile recensione del capolavoro che è Dragon Quest VII: Frammenti di un Mondo Dimenticato, remake del settimo capitolo della fortunata serie RPG di Enix uscito in esclusiva 3DS lo scorso settembre. Finora inedito per il mercato europeo, che tipo di esperienza videoludica ci riserverà mai?

No, no! prima le avventure. Le spiegazioni sono lungaggini noiose.

Così diceva Carroll in Alice nel Paese delle Meraviglie e si potrebbe riassumere così anche quella che è, con tutta probabilità, la prima critica che potreste veder mossa a Dragon Quest VII in una recensione. Il gioco propone un inizio davvero, davvero lento: saranno infatti necessarie circa 10 ore di gioco affinché possiate affrontare la prima battaglia contro un gruppo di iconici slime. Eppure c’è quel sentore di avventura ovunque, si riesce a percepire che vale la pena di portare a termine le innumerevoli escursioni nella nostra piccola isola, alla ricerca di un mistero da cui siamo stregati ed irresistibilmente attratti.

Se lo spirito di esploratore non vi manca, riuscirete senz’altro a non patire questo inizio piuttosto old-school!

Viaggio al centro della terra, o verso i suoi estremi?

Senza introdurre spoiler di alcun tipo ed attenendoci alle sole premesse scaturite dai trailer introduttivi, il nostro compito in Dragon Quest VII è quello di visitare le numerose isole che un tempo erano connesse al nostro mondo, ripristinandone il legame originario. Come in ogni Dragon Quest che si rispetti si tratta di luoghi contraddistinti da una natura episodica, ognuno con le sue problematiche da affrontare ed una morale da insegnare. Da vulcani a spiagge dorate passando per deserti, villaggi sperduti e tunnel sottomarini: ce n’è davvero per tutti i gusti e difficilmente resterete delusi dalla vostra permanenza in una specifica isola. E già che ci siete, perché non impreziosire ulteriormente l’esperienza grazie alla chat di gruppo che permette ai vostri alleati di commentare la situazione? Si fa presto ad averli in simpatia, parola di scout!

Da grande voglio fare…

Molti giocatori italiani avranno senz’altro come punto di riferimento Dragon Quest VIII ed il suo sistema di investimento in punti abilità, da ricondurre a determinate tipologie d’arma. Questo settimo capitolo è invece caratterizzato da un sistema di classi a cui vengono associati dei skillset: padroneggiare più classi di stadio base ci permetterà, oltre che di conservare le abilità imparate col tempo, di accedere a classi intermedie e avanzate sempre più potenti. Il rango delle classi è slegato dal livello dei personaggi e viene aumentato col numero di battaglie combattute, conservandosi qualora vogliate optare per una diversa vocazione. Esistono infine diverse classi mostro che permettono di apprendere delle abilità altrimenti impossibili da ottenere, ma dovrete procurarvi un particolare oggetto per poter intraprendere queste insolite carriere! Sicuramente uno dei punti forti di Dragon Quest VII, il sistema di vocazioni contribuisce a creare strategie sempre diverse tra giocatori ed è stato notevolmente migliorato (ma soprattutto, bilanciato nei suoi eccessi) rispetto alla sua versione originale.

VII motivi per amare questo Dragon Quest

Il carisma di una serie non è qualcosa che si costruisce dall’oggi al domani e quello di Dragon Quest è perfettamente infuso in Frammenti di un Mondo Dimenticato: uno stile grafico ormai riconoscibilissimo tra mille e firmato Akira Toriyama, un bestiario come pochi e con alcuni dei nomi più buffi mai visti in un videogioco, una valanga di attività secondarie a cui dedicarsi tra cui spiccano per importanza le attrazioni del casinò con ricchi premi in palio e la raccolta delle mitiche minimedaglie! E ancora la caccia agli sfuggenti slime della famiglia metallica per accumulare grandi quantità di esperienza, la ricerca di luoghi segreti a bordo di mezzi di trasporto tra i più disparati… l’idea era di fornirvi sette ragioni per amare questo gioco, ma sfuggendo ad una analisi tecnica ci rendiamo conto che è sufficiente pronunciare il solo nome della serie per creare un vortice di emozioni, lo stesso che potrà investirvi qualora decidiate di concedere una chance a Dragon Quest VII.

In conclusione, si tratta di un’esperienza di gioco che non possiamo che consigliare ad appassionati del genere ed anche a chi magari vuole per la prima volta approcciarsi a questo magico mondo di slime, amici ed armature incantate. Unitevi a noi!

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