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L’arrembaggio al galeone di Android

Assistiamo ormai da qualche mese ad una serie di cause legali intentate contro Google ed i suoi partner da aziende come Apple e Oracle.
Sulla fondatezza delle accuse non mi pronuncio, prima di tutto perché non sono in grado da dare un parere serio e secondariamente perché il parere che conta è sempre quello del giudice, vorrei invece parlare un po’ della filosofia che sta dietro queste cause.

A mio parere esistono due tipi di aziende: quelle che competono sul prodotto e quelle che competono sul terreno legale. Premetto per essere chiaro che i brevetti sul software per me non dovrebbero esistere ma dopo tutto un brevetto è ciò che se ne fa. Allora vediamo cosa fanno alcune aziende dei loro brevetti.
Nokia ha sicuramente un ricco portafoglio brevetti sui cellulari e sta perdendo terreno nei confronti dei nuovi entrati sul mercato: iPhone (iOS) e Android. Dunque avrebbe il motivo e l’opportunità per sezionare i dispositivi concorrenti e, assai probabilmente, portarne in tribunale un certo numero. Tuttavia vediamo che Nokia si concentra sulla propria strategia di prodotto (alla quale per inciso auguro un buon successo nonostante i ritardi) e ricorre al tribunale solo quando stuzzicata da altri, ovvero da Apple.
Abbiamo poi altre aziende, nel nostro caso Apple e Oracle che agiscono in modo completamente diverso. Si tratta di aziende che non esistano ad usare qualsiasi arma per attuare una strategia che ha poco a che vedere con il prodotto ma molto a che vedere con tattiche aggressive con cui eliminare le aziende concorrenti o appropriarsi dei profitti di aziende di successo. Aziende a cui il concetto di concorrenza è indigesto.

A suo tempo l’iPhone ha fatto storia, ancora oggi si tratta di un dispositivo che è considerato una pietra di paragone, sia nel bene che nel male. Ma l’iPhone oggi non è più quello di una volta, non è più il dispositivo innovativo, eccellente e assolutamente esclusivo, appannaggio di pochi. Oggi di iPhone ce ne sono veramente molti in giro, nonostante il prezzo ingiustificabile. iPhone lo accomunerei agli swatch, che credo molti di noi ricordino: una linea di orologi da polso originali e disponibili in mille fogge che alcuni anni fa era di gran moda. Ebbene il patron dell’azienda Swatch li definiva “beni di consumo emozionale“. Ovvero al di là della qualità intrinseca del prodotto quello che lo faceva vendere era la sua immagine, un orologio svizzero giovane o serio, coloratissimo o sobrio ma sempre e comunque alla moda. L’iPhone è questo, un buon prodotto con pregi e difetti che vende in virtù di un’aura magica che il marketing Apple gli ha costruito attorno. Possedere un iPhone ti rende una persona migliore. Ma anche il marketing ha bisogno di qualcosa su cui lavorare, l’iPhone è prodotto in Cina come tutti gli altri smartphone, ha bisogno di qualcosa con cui differenziarsi. Ecco dunque le cause contro il multitouch o per meglio dire: Apple vuole essere l’unica ad implementare il riconoscimento di certi gesti rilevabili da un comune touch screen. La tecnologia insomma è alla portata di tutti e un’azienda intende impedire alle altre di utilizzare quella tecnologia come meglio credono.

Poi abbiamo Oracle, un’azienda che dopo aver assorbito forse il più pericoloso concorrente al proprio database (MySQL) è riuscita nel giro di pochi mesi ad inimicarsi tutte le comunità di sviluppatori costruite da SUN nel corso degli anni e come ciliegina sulla torta non ha trovato di meglio che attaccare Android nella speranza di far fluire nelle proprie casse una parte dello spettacolare risultato operativo di Google.
Oracle è obbligata a concentrare una parte significativa delle proprie risorse finanziarie alla protezione dai brevetti delle sue proprietà, al posto di utilizzare queste risorse in ulteriori innovazioni e nell’espansione del suo parco prodotti.” (Oracle Corporation Patent Policy)
Cosa aggiungere alla disarmante sincerità di questa affermazione?

Di corsari pronti all’arrembaggio del tribunale sono piene le cronache (Acacia, Rambus…), talvolta si tratta di aziende che hanno un prodotto allergico alla concorrenza, altre volte si tratta solo di patent troll che desiderano approffittare del successo degli altri dopo che l’hanno visto crescere stando in agguato col cannone spara brevetti carico. Resta da vedere quanto possa rimanere in piedi l’attuale sistema brevettuale, specie sul software, prima del collasso.

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