Skyrim: opinioni sul titolo, atto I




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In un precedente articolo mi ero soffermato sul neo-esponente della serie The Elder Scrolls, citandone alcuni elementi inediti e dettagli di carattere tecnico: quel che vorrei fare ora si discosta leggermente da tale analisi, proponendo invece un sommario farcito di pareri personali in un momento in cui, presumo, il gioco sarà stato provato da una miriade di appassionati.

Partiamo dalle premesse: cos’è Skyrim.

Diretto successore di un certo Oblivion che molti avranno in mente, altri anche nel cuore, essendosi classificato come uno degli RPG open-world più apprezzati della scorsa generazione videoludica: Skyrim non ne segue fedelmente le orme ma non fa neanche le veci del titolo ribelle, restando comunque su quei canoni ben noti a chi conosce la serie.

Detto questo, c’è da dire che un punto a favore di Skyrim è il suo continuo rifacimento al genere mitologico che più ho apprezzato in questi anni, quello scandinavo.

Naturale quindi aspettarsi orde di mostri appartenenti ai miti nordici, da esseri fatati dal dubbio grado di pericolosità al nemico del guerriero per eccellenza, il drago.

Come in ogni RPG di questo genere, nonostante la narrazione possa raggiungere livelli notevoli ed assolutamente apprezzabili non godiamo di un protagonista con un suo background fisso, anzi, una delle prime schermate che il gioco propone è proprio quella che ci catapulta nel menu di creazione del personaggio.

Sebbene sia leggermente migliorato rispetto a precedenti creazioni targate Bethesda, credo che ogni accanito giocatore concorderà con me nel pensare che le opzioni offerte in un Creation Mode (e quindi anche in Skyrim) non sono mai abbastanza: difficilmente si trova una fisionomia completa e che piaccia nella sua interezza, e ancora più difficile è non immaginarne una migliore di quella che si è appena creata.

Ad ogni modo, nulla di tragico: è un aspetto sorvolabile.

Qualcosa che invece mi ha sconvolto non poco, è l’inspiegabile assenza di una opzione riassuntiva: la sinossi è infatti qualcosa che preferirei vedere presente in ogni gioco di ruolo che si rispetti, in particolar modo in quelli vasti e complessi.

Sperando che questa tipologia di riflessioni post-gioco sia gradita, per il momento meglio fermarsi in attesa di riprendere il discorso nel prossimo articolo dedicato a Skyrim: i punti in programma sono gameplay e crescita del proprio personaggio.

Skyrim: opinioni sul titolo, atto I, 4.0 out of 5 based on 1 rating




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