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Limbo: la nostra recensione sul titolo

Limbo.

La categoria dei cosiddetti giochi indipendenti e per certi versi minori si arricchisce di un nuovo titolo che mira a spremere le meningi del giocatore: si tratta infatti di un puzzle-game con una trama di fondo e dei paesaggi tendenti quasi esclusivamente al dark.

Le ambientazioni sono proprio il centro focale del titolo stesso e i vari enigmi da risolvere saranno per lo più incentrati su di esse.

I vari puzzle che vengono presentati nel proseguire della propria avventura sono quanto mai minimalisti: la maggior parte risulta semplice da risolvere dove c’è il ragionamento logico e se dovesse venire a mancare, il gioco provvede a rimediarvi con un sistema di trial&error che permette di comprendere dove si è sbagliato e correggere le proprie azioni di conseguenza.

Il giocatore viene catapultato nei panni di un bambino che deve farsi strada attraverso un mondo onirico e non delineato.

Il design grafico di Limbo è molto particolare e si concentra sulla fusione di tonalità bianche e nere: tale scelta potrebbe inizialmente far storcere il naso a qualcuno (soprattutto se si considera che molti titoli odierni cercano di puntare ad un fascino retrò col medesimo espediente) ma posso assicurare che mai scelta fu più azzeccata in un videogioco ed arriva ad influenzarne enormemente la godibilità.

Le sensazioni trasmesse dalle sessioni di gioco sono molteplici.

Spaziano infatti dal semplice preoccuparsi per le sorti del protagonista in un ambiente ostile fino ad arrivare a veri e propri fenomeni di timore come se gli ostacoli che ci si parano di fronte riuscissero a comunicare in modo diretto al giocatore l’amarezza del destino.

La perdita dei colori nel mondo circostante è un incentivo al già sopracitato senso di vuoto e ansia trasmesso dal gioco ed enfatizzati da una colonna sonora che nonostante non faccia gridare al miracolo fa comunque il suo lavoro, e per giunta in maniera ottimale.

Limbo non è quindi un titolo per chiunque ma saprà farsi apprezzare da quella fetta di pubblico capace di coglierne la maestosità.

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