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Child of Light, una favola videoludica

child of light recensione

A volte capita che i team di sviluppo si distacchino dai loro soliti concept per abbracciare soluzioni diverse, sperimentali. Child of Light è proprio questo: un insolito esperimento da parte di Ubisoft Montreal che ci dimostra come sia ancora possibile raccontare una favola attraverso un videogioco.

Difficilmente ci si aspetta di parlare di JRPG e di Ubisoft nello stesso discorso, eppure è proprio questo il caso. Child of Light raccoglie a piene mani l’eredità lasciata dai capostipiti del genere, optando però per una soluzione grafica che si distacca dal classico gioco di ruolo in stile orientale.

Gli ambienti di gioco sono infatti vicini all’onirico, le sessioni di esplorazione (per quanto semplici) risultano essere decisamente appaganti, complice una colonna sonora di pregevole fattura. Al giocatore viene concesso di spostarsi tramite corridoi in 2D, ricordando per certi versi il metodo di gestione dei livelli già apprezzato in Rayman; per quanto concerne invece il sistema di battaglia, esso risulta essere vicino a quello di titoli come Final Fantasy XIII, usufruendo di barre ATB che determinano la frequenza delle proprie azioni e di quelle avversarie. Ogni battaglia prevede lo schieramento di due personaggi a scelta tra quelli disponibili, che spaziano dalla classica guaritrice all’esperto di incantesimi elementali e che andranno a fornire manforte ad Aurora, la protagonista di cui il giocatore segue le vicende. A tal proposito, è bene avvertire che la trama di Child of Light non gode di particolari colpi di scena e risulta anzi piuttosto prevedibile in ogni suo aspetto, ma che proprio grazie a questo riesce a porsi come una favola più credibile di quel che si possa pensare.

L’incipit è semplice: avvolta da un insolito freddo notturno durante il sonno, Aurora, figlia del duca d’Austria, si ritrova nel magico regno di Lemuria. Il suo viaggio non è però solitario, in quanto fa da subito conoscenza di Igniculus, un lucciolino che funge da guida e supporto. Il ruolo di Igniculus è in realtà ben più vasto, oltre che di notevole importanza anche per le sessioni di gioco vere e proprie: grazie ad esso potremo infatti illuminare gli ambienti circostanti, ricaricare gradualmente la nostra salute, risolvere alcuni enigmi sparsi nei livelli e persino rallentare le azioni nemiche. La sua presenza è, per certi versi, uno dei fattori in grado di contribuire all’unico punto debole di Child of Light: l’eccessiva semplicità. Il gioco è infatti molto facile, anche se affrontato in modalità esperto.

Ciò non rappresenta comunque un elemento in grado di negare l’indubbia qualità del titolo, e consigliamo vivamente di provarlo in prima persona per poter apprezzare appieno ciò che è stato il lavoro della casa di sviluppo francese. Un gioco di ruolo dalle meccaniche molto più profonde di quel che possa suggerire a prima occhiata: al giocatore viene dato modo di sviluppare le abilità dei propri personaggi tramite un’apposita griglia in cui spendere punti abilità, accumulati grazie all’aumento di livello. La maggior parte dei nemici presenti nel gioco ha un particolare punto debole, sia esso legato ai danni di un particolare elemento o ad una tipologia di attacco fisico. Tale criterio offre un approccio decisamente più ragionato e strategico che intriga parecchio, aiutando a comprendere quanto il team di sviluppo abbia investito in questa idea curandola in ogni suo minimo particolare.

In quanto esponente atipico del genere RPG, Child of Light non è caratterizzato dall’enorme longevità che ci si aspetterebbe. Il titolo dura complessivamente una decina di ore, tuttavia più che sufficienti per arrivare alla conclusione che il titolo, nel suo piccolo, è godibile e per nulla affrettato.

Se Ubisoft decidesse in futuro di ripetere l’esperimento, sarà di sicuro accolto a braccia aperte.

Child of Light, una favola videoludica, 5.0 out of 5 based on 1 rating
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