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Gestione della ram su Android – Capitolo 1

Da sempre (e se vagate qua e la per qualche forum) uno degli argomenti maggiormente discussi cerca di rispondere alla domanda: i taskKiller sono utili? La domanda sembra di una banalità disarmante, ma per poter rispondere con chiarezza, forse, è bene che si vada ad esplorare Android più da vicino e in particolar modo come esso gestisce la RAM, i processi e come funziona il suo Multitasking. Non vedremo tutto questo in un solo articolo, ma in una serie di 2 o 3 articoletti. Alla fine se avrete seguito attentamente (sembra facile, ma è un argomento delicato) saprete dire voi stessi se un TaskKiller è utile o meno.

Per iniziare chiariamo in generale qualche concetto che ci sarà utile nel corso dell’ articolo.

Cosa è la RAM?

In informatica la memoria ad accesso casuale, acronimo RAM (del corrispondente termine inglese Random-Access Memory), è una tipologia di memoria informatica caratterizzata dal permettere l’accesso diretto a qualunque indirizzo di memoria con lo stesso tempo di accesso. La RAM ad ogni riavvio si cancella pronta per essere utilizzata nuovamente.

Per approfondimenti: RAM

Cosa è un processo?

Un processo è molto semplicemente un’attività che può essere effettuata da una o più applicazioni. In altre parole sono le azioni che l’applicazione “esegue” per svolgere il suo compito finale che per esempio nel caso di Twitter può essere inviare un tweet.

Android e il Multitasking:

Android dalla sua nascita è stato progettato per essere un sistema autonomo ed intelligente. Infatti prevede un sistema di Multitasking che è strutturato in modo da chiudere “da sè” le applicazioni che non vengono più utilizzate, rendendo cosi la RAM più leggera. Questo perchè Android è concepito apposta (sembrerà banale e scontata come affermazione) per chi usa il telefono e le applicazioni tutti i giorni e proprio in base a questo è stato creato in modo che il sistema possa gestire efficientemente e autonomamente il passare da una applicazione all’altra (da un servizio, da un processo all’ altro) senza dover costringere l’ utente finale a decidere se chiudere l’ applicazione o mantenerla in standby. Il sistema Android è stato progettato piuttosto bene ed è in grado mantenere in memoria tutte le applicazioni che usiamo spesso e ripetutamente (esempi banali possono essere Twitter o Facebook) sia perché sarà molto più veloce riprendere i processi dalla RAM sia perchè il fatto di poter riprendere un processo dalla RAM risparmia cicli di clock del processore e quindi meno consumi di batteria dato che il processore verrà sforzato di meno.

Android e la memoria:

Anche se non ci serve subito vediamo come classifica Android i processi. I processi si dividono in 3 stati:

  • In esecuzione
  • In pausa
  • Stoppati

Logicamente il taskKiller interno di Android come abbiamo gia detto è piuttosto intelligente e si comporta in modo diverso a seconda dei vari casi. Il TaskKiller andrà ad uccidere le applicazioni che hanno una bassa priorità, la priorità viene stabilità in base all’ uso che si fa di un’ applicazione e quindi dai processi/processo che essa genera. Un applicazione ha bassa priorità quando (per esempio) non viene utilizzata da tempo. Invece non verranno chiuse applicazioni che sono “importanti” come la sveglia, i processi di sistema, il telefono ecc. La prossima volta che viene riaperta una applicazione chiusa il sistema fa in modo che sia ripristinata, come se non fosse mai stata eliminata dalla memoria.

Bene, per ora avete ricevuto un’ infarinatura di come Android gestisce la RAM e i processi, e che in base alle necessità può killare in automatico i processi inutili. Più avanti vedremo in modo approfondito se servono davvero i task killer che popolano il PlayStore.

 

 

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